Ormone della crescita, l’appello di medici e famiglie: Non cambiateci la cura solo per risparmiare

Ormone della crescita, l’appello di medici e famiglie: Non cambiateci la cura solo per risparmiare

Gli effetti sull’accrescimento delle ossa sono il risultato di queste diverse azioni e della mediazione di fattori di crescita specifici. L’ormone della crescita agisce su specifici recettori cellulari stimolando la sintesi delle proteine, la demolizione dei grassi (lipolisi) e ostacolando l’azione insulinica. Anche altri ormoni regolano il meccanismo di produzione, tra cui il fattore di crescita insulino-simile 1 (IGF-1), importante soppressore della produzione di GH, e la tiroxina, i glucocorticoidi e la grelina, stimolatori del rilascio di GH. L’ormone somatotropo influenzaanche il metabolismo degli zuccheri aumentando la secrezione di glucagone, un ormone pancreatico responsabile della mobilitazione del glucosio dalle riserve epatiche.

  • L’attività sportiva più adatta per aumentare i livelli di GH è quella di tipo anaerobico, per esempio la sala attrezzi durante un percorso fitness o il body building, nella quale viene sfruttata la glicolisi anaerobica e la conseguente produzione di lattato.
  • L’utilizzo di questo farmaco dopante è generalmente riservato agli sportivi di alto livello.
  • Gli ormoni sono sostanze naturalmente presenti nell’organismo, fondamentali per regolarne le funzioni.
  • Negli adulti il deficit di GH causa modificazioni della composizione corporea, soprattutto un aumento della massa grassa ed una riduzione della massa muscolare ed ossea; spesso gli adulti con deficit di GH lamentano mancanza di energia e difficoltà di concentrazione.
  • La somministrazione dell’ormone viene eseguita attraverso iniezioni sottocutanee giornaliere prima dell’addormentamento.

Questi effetti sono molto simili a quelli mediati dal testosterone, soprattutto nei soggetti maschi. Ma non è finita qui, attraverso un’altra cascata di segnali (JAK-STAT), il GH stimola la produzione di IGF-1 a livello epatico e quest’ultimo ha sia effetti a distanza, sia autocrini e paracrini sui tessuti, ossia va ad agire sulle stesse cellule da cui è prodotto e su quelle vicine. L’IGF-1 ha effetti simili all’insulina sul ricambio glucidico (ipoglicemia) e lipidico (adipogenesi). Al contrario il GH ha effetto lipolitico provocando rilascio di acidi grassi e facilitando la loro conversione in acetil-CoA, in modo tale da consentire un risparmio di proteine indispensabili per il processo di crescita.

Effetti collaterali della terapia sostitutiva del cortisolo

L’ormone della crescita (GH) o somatotropina è un peptide prodotto da un gruppo di cellule dell’ipofisi anteriore, chiamate cellule somatotrope. Per stimolare in maniera naturale la produzione di ormone della crescita è possibile ricorrere a due metodi naturali quali la dieta e l’esercizio fisico. Le conseguenze di una carenza di ormone della crescita sono abbastanza gravi per l’organismo dell’essere umano, in quanto viene compromesso il corretto sviluppo di tutte le strutture cellulari e tissutali. Raggiunta tale statura definitiva è necessario, dopo almeno 1 mese di sospensione del farmaco, ripetere il test di stimolo per il GH per decidere se riprendere la terapia e continuarla in età adulta o interromperla definitivamente.

In generale, queste sono conseguenze rare, ma la carenza di GH è una condizione seria che richiede un trattamento tempestivo per evitare complicazioni e garantire una crescita e uno sviluppo sani. Una diagnosi precisa e la cura tempestiva sotto la guida di un endocrinologo esperto sono importanti per gestire questa condizione. L’ormone della crescita viene rilasciato in piccole quantità durante tutto il giorno, con picchi maggiori durante la fase di sonno REM. In presenza di bassa statura e/o rallentamento della velocità di crescita, è opportuno escludere le cause più frequenti di ritardo di crescita come la celiachia o gravi patologie renali ed epatiche. Purtroppo i risultati sono stati deludenti, perché nel complesso i rischi di effetti indesiderati non giustificano, almeno nella maggior parte dei casi, i pochi e dubbi benefici ottenibili (fanno ovviamente eccezione i casi in cui la carenza sia non tanto fisiologica e legata all’età, quanto patologica).

Quali fattori stimolano l’ormone della crescita?

Infatti, il GH e l’IGF-1 inducono segnali sulle cellule del nostro organismo che sono fortemente coinvolti nello sviluppo del cancro [3,6,7]. Alcune delle molecole coinvolte nel loro meccanismo d’azione svolgono un ruolo chiave in processi che portano alla formazione e all’accrescimento dei tumori come l’angiogenesi, la formazione di metastasi, la resistenza alla chemioterapia https://cmspulse.org/peptidi-il-miglior-integratore-per-la-costruzione-della-massa-muscolare/ (anti-neoplastica). Ad esempio, il recettore dell’IGF ha un ruolo cruciale nella trasformazione neoplastica e nella sopravvivenza delle cellule tumorali. Questi recettori sono presenti sia sui tessuti normali ma anche sulle cellule tumorali di colon, prostata e mammella e, tali recettori, quando sono attivati, influenzano la proliferazione, sopravvivenza e morte cellulare.

  • Gli effetti sull’accrescimento delle ossa sono il risultato di queste diverse azioni e della mediazione di fattori di crescita specifici.
  • In quest’ultimo caso occorre anche accertarsi che non ci sia una gravidanza in atto prima di iniziare la cura.
  • Tuttavia è necessario sottoporsi a controlli medici regolari e riferire ai curanti qualsiasi effetto collaterale.
  • Alcuni farmaci, nelle prime fasi del trattamento, possono paradossalmente aumentare la stimolazione ormonale e quindi intensificare i sintomi della malattia (come per esempio i disturbi urinari nel caso del cancro alla prostata), ma il fenomeno – detto “flare-up o tumour flare” – è transitorio e può essere tenuto sotto controllo.
  • I pazienti con insufficienza renale cronica presentano una normale riduzione della funzione renale come evoluzione naturale della loro malattia.

Per esempio, la somministrazione intramuscolare permette di raggiungere livelli plasmatici ottimali di testosterone qualche settimana dopo la somministrazione. Tali livelli si mantengono relativamente stabili per circa 12 settimane e, dunque, sono sufficienti 4-6 somministrazioni annuali. Il cerotto invece semplifica la modalità di somministrazione e consente di riprodurre il normale ritmo circadiano di questo ormone, permettendo in breve tempo di avere un netto miglioramento della sintomatologia.

Questi farmaci possono essere utilizzati come trattamento iniziale, specialmente quando un adenoma è troppo grande per essere rimosso completamente con la chirurgia. Possono anche essere usati dopo intervento chirurgico inefficace nelle persone che hanno ancora dopo la chirurgia tessuto adenomatoso residuo e un’elevata concentrazione nel sangue di GH. Gli analoghi della somatostatina riducono le concentrazioni nel sangue di GH e IGF-1 nella maggior parte dei pazienti con acromegalia, sebbene il ritorno ai livelli normali avvenga in meno della metà dei pazienti. Gli analoghi della somatostatina sono generalmente ben tollerati, ma possono causare effetti collaterali. Gli effetti indesiderati più comuni comprendono dolori addominali, gonfiore e diarrea durante il primo mese di trattamento. Si sviluppanocalcoli biliari in circa il 20 per cento dei pazienti entro i primi sei mesi di trattamento, di solito non richiedono l’interruzione del trattamento, fatta eccezione per la piccola percentuale di persone che soffrono di infiammazione della cistifellea (colecistite).

Il trattamento con ormone della crescita può essere utile negli adolescenti con fibrosi cistica che hanno ritardo di crescita.

Questa associazione permette un potenziamento dell’efficacia della terapia ormonale e di ricorrere più tardi alla chemioterapia, in donne sia in menopausa sia in premenopausa. Il tamoxifene è usato nelle donne che non hanno ancora affrontato la menopausa o in quelle che l’hanno già superata ma che, per varie ragioni, non possono prendere gli inibitori dell’aromatasi. La condizione per l’uso di questo prodotto, anche nei rari casi in cui il tumore al seno colpisce gli uomini, è comunque sempre la presenza sulla superficie delle cellule tumorali dei recettori ormonali, non necessariamente quelli per gli estrogeni ma anche quelli per il progesterone. La terapia ormonale può ridurre il rischio di recidiva, ovvero la probabilità che il tumore si ripresenti dopo la conclusione di altri trattamenti (intervento chirurgico, radioterapia e/o chemioterapia) oppure può contribuire a ridurre per un certo periodo i sintomi di una malattia in fase più avanzata. Grave insufficienza di ormone della crescita in soggetti affetti da una patologia ipotalamo-ipofisaria nota (deficit di un altro asse escluso quello della prolattina) dimostrata da due test di stimolo dopo la istituzione di una terapia sostitutiva corretta degli altri deficit ormonali esistenti.

Se il deficit ormonale viene trattato tempestivamente, è probabile che il bambino possa recuperare diversi centimetri, rientrando così nella media dei normali valori di altezza. Se il medico sospetta un deficit dell’ormone della crescita potrà consigliare di rivolgersi ad un centro ospedaliero specializzato per la diagnosi. In ospedale verranno eseguiti uno o più test di stimolazione per l’ormone della crescita per verificare la mancata secrezione dell’ormone. Saranno inoltre determinati i livelli di IGF-I circolanti e saranno effettuate altre indagini per escludere la presenza di altre possibili malattie. L’ ormone della crescita (growth hormone, GH) è indispensabile per il normale processo di accrescimento del bambino; è prodotto dall’ipofisi, una ghiandola endocrina situata alla base dell’encefalo.

Il trattamento può iniziare prima, durante o dopo la radioterapia e prosegue per un periodo variabile da sei mesi a tre anni. Quando la malattia è troppo estesa o diffusa per essere trattata efficacemente con l’intervento chirurgico o la radioterapia, e se sono presenti metastasi ai linfonodi o disseminate, la terapia ormonale rappresenta lo standard di riferimento. La terapia va assunta per 5 anni dopo l’intervento chirurgico oppure in sequenza dopo 2-3 anni di tamoxifene, per un totale di 5 anni di ormonoterapia. In alcuni specifici casi, sulla base dell’esame istologico iniziale, delle condizioni generali della donna e della tolleranza alla terapia, l’oncologo ha la possibilità di consigliare alla propria paziente di proseguire la terapia con inibitori dell’aromatasi oltre il quinto anno. Gli inibitori dell’aromatasi sono indicati nelle donne già in menopausa e che quindi non producono più estrogeni dalle ovaie, ma solo nei tessuti periferici, soprattutto quello adiposo.

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